VOCI - Immagini dal manicomio” 

con Erika Agresti, Rosa Alfieri, Carmine Cataldi, Massimo Dalpozzo,

Sara Giacometti, Caterina Grandi, Reina Saracino, Luca Tanieli, Luigi Tranchini

voci di Massimiliano Buldrini e Cristina Gallingani

testi di Elena Gessi (Cornice), Muriel Pavoni (Lenzuola), Marina Sangiorgi (Alla sera e La voce del mare), Andrea Scala (Come fu che il matto Ettore trovò nuove amiche e Te la ricordi?), Giorgio Zabbini (La moglie dello psichiatra)

 luci Massimiliano Buldrini          regia di “Lenzuola” Luca Tanieli          regia Cristina Gallingani

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Lo spettacolo di T.I.L.T.

È il compleanno di Giuseppe e nel teatro si festeggia. Quale migliore occasione per ripensare alle persone che lì dentro hanno avuto momenti di svago? Da cinque anni operiamo nel cinema-teatro del “Lolli” e sappiamo che i pazienti dell’ospedale psichiatrico andavano a vederci film e spettacoli di burattini, a festeggiare compleanni e alla fine degli anni settanta, aperto per la prima volta alla cittadinanza, ad assistere agli esercizi di laboratorio dei ragazzi (ne abbiamo ricostruito la storia nel 2008 nell’opuscolo TEATRO LOLLI luogo di passione, progetti, partecipazione).

Nel nostro regno dei matti  è tutto aperto, si sente tanto profumo, si muovono persone colorate, non ci sono  medici o infermieri. Abbiamo cercato parole che scorressero come musica. Per decenni a Imola abbiamo sentito parlare dei matti dei manicomi, poi li abbiamo intravisti dietro ai cancelli, infine camminare per strada negli anni ’80. Al teatro Lolli ci siamo immaginati le loro voci e da lì sono scaturiti sogni, speranze, desideri, incontri delle persone. Necessità di quegli incontri nonostante gli ostacoli.

Lo spettacolo nasce in collaborazione con alcuni autori del gruppo di scrittura imolese Viaemiliaventicinque (www.viaemiliaventicinque.tk) che ci hanno consegnato il loro progetto di drammaturgia teatrale sul manicomio.

Fonte importantissima di informazioni ed emozioni  il libro di Roberta Giacometti, DENTRO FUORI Testimonianze di ex-infermieri degli ospedali psichiatrici di Imola, 2009.

 

Il progetto di Viaemiliaventicinque

Ragionando sul tema del manicomio a Imola Elena Gessi, Muriel Pavoni, Marina Sangiorgi, Andrea Scala e Giorgio Zabbini, alcuni componenti dell’associazione imolese Viaemiliaventicinque, nel 2010 decisero di intervistare le persone che vi avevano lavorato, coloro che erano entrati in contatto con la realtà manicomiale e che lavoravano e lavorano nel disagio psichico, oltre a leggere naturalmente alcuni testi sull’argomento.

A Imola dal 1973 al 1996 lavorò Giorgio Antonucci, che aveva collaborato con Basaglia. Antonucci era conosciuto come il “liberatore di matti”. È stato, ed è tuttora, un persona molto interessante: medico, antipsichiatra, colto, convinto che la malattia mentale non esista e capace di dimostrarlo appassionatamente. Lo hanno intervistato a casa sua, a Firenze. E così hanno fatto con alcuni ex infermieri psichiatrici e con l’attrice-regista Marina Mazzolani, che conduceva laboratori teatrali all’interno dell’Osservanza, collaborando con Antonucci, prima che il manicomio chiudesse.

A Imola fino alla fine del secolo scorso esistevano due grandi realtà manicomiali molto diverse tra di loro. La costruzione del primo Ospedale psichiatrico a Imola risale al 1844. L'Ospedale “Luigi Lolli”, progettato secondo la forma denominata a padiglioni, fu realizzato successivamente e, verso la fine del secolo XIX, venne ceduto alla Provincia di Bologna prendendo il nome di “Manicomio provinciale di Bologna in Imola”. Tale struttura era destinata ad accogliere i pazienti provenienti dalla sola Provincia di Bologna, mentre la struttura decentrata detta Ospedale psichiatrico dell'Osservanza era riservata ai malati delle altre province. Inoltre, mentre il nucleo centrale della struttura “Luigi Lolli” era destinato ai malati acuti e curabili, all'Osservanza venivano ricoverati i soggetti affetti da patologie mentali croniche.
La chiusura formale dell'Ospedale psichiatrico risale al 31 dicembre 1996.

La legge 180 del 1978 ha portato dei mutamenti, molti dei quali, però, erano già in atto a Imola. Alla fine degli anni ’60 e ’70 già si sperimentavano soluzioni nuove che non fossero la segregazione e la contenzione, soprattutto al Lolli. Questo a testimonianza del fatto che i principi che ispirarono la 180 erano già presenti precedentemente nella società civile.